giovedì 14 agosto 2014

Botandoro – La lanterna delle peonie

*sono incapace al momento di scrivere recensioni, quindi è più un commento generale che una recensione passo passo*

lant

La lanterna delle peonie, o Kaidan Botandoro, è un’opera di San’yutei Encho, inizialmente destinata alla declamazione pubblica e in seguito stenografata da Wakabayashi Kanzo e Sakai Shinzo, con la revisione dello stesso Encho.

La trama percorre in parallelo due storie1, in realtà intrecciate fra di loro: la storia di Kosuke, fedele servitore del daimyo Iijima Heizaemon, e quella di Hagiwara Shinzaburo e Otsuyu, la bella figlia di Heizaemon.

In realtà la trama non è così semplice, ma potremmo comunque prendere per buona questa distinzione, dovuta anche alla genesi dell’opera.
Essa, infatti, nasce dall’incrocio di due fonti:

  • Il Mudan Dengji, un racconto cinese di Qu You. Esso narra la storia dell’incontro tra una donna fantasma e un giovane ragazzo che ne sarà vittima e i tentativi del villaggio per eliminare la minaccia dello spettro.
    Da questo racconto è ispirata la storia di Otsuyu e Shinzaburo. Rappresentata frequentemente nel kabuki, è anche la parte più famosa dell’opera, conosciuta come Ofuda Hagashi.
  • Il Toda Jiken, un fatto di cronaca dell’epoca.
    Da qui la parte dedicata a Kosuke e Iijima.
    Esso rappresenta anche una delle funzioni principali delle declamazioni pubbliche, cioè, diffondere notizie di cronaca più o meno romanzate.

Trait-d’union tra i due filoni, due delle figure più originali del racconto:

  • Tomozo, simbolo dell’avidità umana e di come gli esseri umani siano in realtà molto più terribili degli stessi fantasmi.
  • Yamamoto Shijo, personaggio minore nella trama.

Ma la figura più particolare e originale è quella di Aikawa Shingobei: per quanto facente parte del repertorio del rakugo2, esso rappresenta una novità per una storia di fantasmi. Egli interpreta il ruolo di “intrattenitore”, un momento di pausa e rilassamento all’interno della narrazione.
I personaggi femminili vengono tratteggiati anche molto meglio rispetto alla controparte maschile: esse hanno una delineata psicologia e rappresentano gli elementi che muovono l’intera trama. Otsuyu, Oyone e Omine: esse sono un nuovo tipo di donna che si allontana dalla visione di epoca Edo di donna-velenosa, la dokufu, e prende possesso del proprio destino per esserne l’artefice.

(Citazione indiretta/riassunto dell’Introduzione di Matilde Mastrangelo)

A mio modesto parere, ho trovato La lanterna delle peonie un racconto fresco e appassionante, tanto da non avvertire per nulla la lontananza né culturale né temporale. Certo, vengono citati fatti e utilizzati termini che un occidentale senza un’infarinatura di letteratura giapponese non potrebbe comprendere, ma essi si sposano così bene con la trama da passare sottovoce rispetto al procedimento del racconto, rendendo questo libro godibile a pieno anche da un novellino.

Se ne avete la possibilità e vorreste provare la letteratura giapponese non-contemporanea, questo è un ottimo libro da cui partire. Soprattutto se cercate un racconto vivace e frizzante, che sappia tenere incollati alle pagine come farebbe un best seller moderno … infondo, lo stesso Botandoro fu, a conti fatti, un best seller dell’epoca e un’opera nata per intrattenere.

 

[1] La struttura è conosciuta come tereko: tipica delle opere teatrali, consiste in due trame indipendenti che incrociandosi conducono all’epilogo.

[2] Forma di declamazione umoristica.

P.S.: le edizioni Marsilio della Mille Gru sono molto care per essere brossure, visto che trattano opere per un pubblico ristretto. La lanterna delle peonie viene 18,00 €, ma ne vale la pena, anche pensando che le stesse traduzioni sono ad opera di docenti universitari parecchio rinomati nel “circuito”.

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