mercoledì 10 settembre 2014

La trilogia delle Gemme – Kerstin Gier

 

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In questo mondo non esistono coincidenze, esiste solo l'inevitabile.
xxxHOLiC – CLAMP

Quando penso a questa trilogia mi viene in mente questa frase tratta da una serie altrettanto astrusa e complessa dal punto di vista della linea temporale come può essere xxxHOLiC delle stro- CLAMP.
Infatti, l’intera opera si basa proprio sulla “legge dell’inevitabilità”: era INEVITABILE che ogni personaggio agisse come ha di fatto agito. Se ci si ferma a pensarci, è palese. L’esistenza di due personaggi fin dall’inizio è la conferma che la storia doveva finire come poi è finita … o iniziata, dipende dai punti di vista.
Ho davanti l’immagine della Bottiglia di Klein, non so voi.
Visto così, però, non trasmette un messaggio molto positivo, ponendo la libertà di scelta come qualcosa di relativo e astratto, ma che di fatto non esiste, ponendo la vita su un binario con scambi centralizzati. Questa è una riflessione mia personale, dubito fortemente che la Gier quando ha scritto questi libri pensasse a qualcosa del genere.

Tutto ciò porta, tuttavia, ad una “verità” abbastanza palese: la Gier è una brava sceneggiatrice. Sa quando e come rivelare dettagli della storia, come far tornare tutto alla fine senza lasciare quasi nulla al caso.
QUASI.
Perché qualcosa che sembra essere un artificio letterario inventato sul momento c’è. *SPOILER* L’immortalità di Gideon. Spiegatemela. Fin dall’inizio sembrava che lui fosse destinato ad uccidere Gwendolyn secondo le profezie e le visioni della prozia. Poi … puff. Ok, le visioni e compagnia bella potevano essere interpretate anche in maniera diversa, ma l’immortalità proprio è un deus ex machina. Non ha senso, da dove l’ha tirata fuori. Se la nascita di Gwendolyn ha neutralizzato il potere della “pietra filosofale”, facendo tornare mortale colui che l’aveva ingerita, com’è possibile che Gideon sia ancora immortale? Si potrebbe dire che lui l’ha ingerita dopo la nascita di Gwendolyn, ma in realtà l’ha presa MOLTO prima, nel 1912. Quindi no, se c’è, il motivo deve essere diverso *SPOILER* Per il resto, tanto di cappello, riuscire a incasellare così attentamente gli eventi e a disseminare il testo di indizi non è da poco, soprattutto quando si parla di prima persona.

Ed è la prima persona che è stato un po’ il pomo della discordia fra me e quest’opera.
Innanzitutto bisogna dire che la Gier è davvero una brava scrittrice: rispetto alla Clare, sua “compagna” nel mondo dello YA, presenta uno stile molto più fluido, oltre che una struttura della trama ben costruita. I suoi personaggi sono a tuttotondo, con una profondità non scontata se si pensa che il testo è scritto in prima persona, con una focalizzazione interna. Ovviamente manca la tridimensionalità (che necessita una terza persona), ma riesce comunque a trasmettere al lettore le varie personalità dei personaggi attraverso gli occhi di Gwendolyn.
E allora perché dovrebbe essere il “pomo della discordia”?
Premetto che io adoro i libri con più POV, che danno la possibilità di comprendere ed entrare nei vari personaggi del racconto. Soprattutto apprezzo molto quando la focalizzazione è quella dell’antagonista.
Anni e anni di Criminal Minds mi hanno portato a questo.
Tuttavia, mio più grande amore è la prima persona. E proprio perché la amo tanto, sono allo stesso modo molto schizzinosa. Niente da ridire sullo stile della Gier: è brava, davvero molto brava e come tutte le scrittrici che eccellono nella prima persona (ad esempio la Rice) toppano alla grande con la terza. Non so voi, ma quelle poche pagine di prologo ed epilogo le ho trovate di una pesantezza assurda.
Tornando a noi, quello che non mi ha fatto amare questa serie e l’ha relegata al “scritta bene e davvero niente male, ma non mi ha lasciato nulla” è la figura di Gideon. Eh sì, è tutta colpa sua. Non ci fosse stato, forse l’avrei amata di più, chissà. Ad ogni modo, ho trovato il suo personaggio veramente poco approfondito per essere il coprotagonista: tutto quello che faceva mi sembrava senza alcun senso logico, dovuto proprio al fatto che la sua personalità è l’unica che non è “emersa” … a meno da non ridurlo a psicolabile con disturbo della personalità multipla e sindrome di Stoccolma, ovvio. A quel punto tutto avrebbe senso nel non averne(?).
”Ma è l’amore che cambia le persone!” mi si potrebbe ribattere. E non lo metto in dubbio, ma, ripeto, ho trovato la cosa data come appresa, più che narrata. Libba Bray, Jacqueline Carey … anche loro scrivono in prima, eppure con loro questo problema non l’ho avuto. Sarà anche che ho letto troppo la Brockmann e la Ward, che danno molto spazio al POV maschile, non saprei.

Ma direi che il “problema” è che io e gli YA non andiamo più molto d’accordo. Sono davvero poche le autrici che apprezzo di questa categoria, come Trudi Canavan e la Funk e la Rowling (che non mi fanno impazzire, ma non posso ribattere nulla, sono due grandissime scrittrici). La cosa un po’ mi dispiace, ma immaginavo che dovesse accadere prima o poi *sigh*

 

Detto questo passo e chiudo! Fatemi sapere se sono stata l’unica ad avere queste perplessità~

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